{"id":98,"date":"2015-11-17T14:29:26","date_gmt":"2015-11-17T13:29:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.amicipl.it\/wordpress\/?page_id=98"},"modified":"2015-11-24T15:28:09","modified_gmt":"2015-11-24T14:28:09","slug":"costa-davorio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/costa-davorio\/","title":{"rendered":"Storia delle missioni in Costa d&#8217;Avorio"},"content":{"rendered":"<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"426\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-339 aligncenter\" src=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/CostaAvorio.jpg\" alt=\"CostaAvorio\" width=\"730\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/CostaAvorio.jpg 730w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/CostaAvorio-300x88.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il popolo ivoriano \u00e8 costituito da una sessantina di etnie con le caratteristiche proprie dell&#8217;Africa, affascinanti ed avvincenti. Tali etnie sono divise in quattro principali gruppi etno-linguistici: Akan, Krou, Mand\u00e9 e Voltaici. La lingua ufficiale \u00e8 il francese, ma la popolazione parla il Dioula e il Baoul\u00e9. Il francese popolare \u00e8 arricchito da molte espressioni pittoresche e tipiche del luogo.<\/p>\n<p>La popolazione \u00e8 caratterizzata da diverse religioni: i musulmani sono i pi\u00f9 numerosi con il 38%, i cristiani il 27,5% (tra cattolici e protestanti). Il resto della popolazione \u00e8 animista o segue religioni tradizionali. Oggi si stanno sviluppando in una maniera vertiginosa numerose sette nelle regioni pi\u00f9 popolate, soprattutto nelle citt\u00e0. E&#8217; in questo contesto e con le difficolt\u00e0 che possiamo immaginare che le Suore della Provvidenza hanno iniziato la loro avventura.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>Arrivo delle suore<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">Le Suore della Provvidenza giunsero in Africa nel 1973. La superiora generale, Madre Spesalma Rigotti, aveva accolto l\u2019invito di Mons. Pietro Cocolin arcivescovo di Gorizia, che, in obbedienza alle direttive del Concilio Vaticano II, offriva il suo sostegno alla giovane chiesa di Bouak\u00e9, in Costa d\u2019Avorio ai suoi primi passi di evangelizzazione. La chiesa di Gorizia conosceva gi\u00e0 quella diocesi, perch\u00e9 aveva pi\u00f9 volte aiutato il suo lebbrosario di Manikr\u00f2.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\"><a href=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/GruppoCA1973.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-337 alignleft\" src=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/GruppoCA1973-300x196.jpg\" alt=\"GruppoCA1973\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/GruppoCA1973-300x196.jpg 300w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/GruppoCA1973-1024x667.jpg 1024w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/GruppoCA1973.jpg 1350w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il primo gruppo degli inviati in missione era composto da due sacerdoti di Gorizia: don Chino Raugna e don Luciano Vidoz, da padre Gennaro del PIME, da due laici: Gianna Pradel e Giuseppe Burnich e da tre suore della Provvidenza: suor Fidenzia Martini, suor Pieralba Bianco e suor Dores Villotti. Dopo un breve periodo di preparazione alla vita missionaria e di studio della lingua francese, il giorno dell&#8217;Epifania del 1973, nel duomo di Gorizia, i missionari furono benedetti dall&#8217;arcivescovo Pietro Cocolin che consegn\u00f2 loro il Crocifisso, simbolo del loro mandato.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Il 9 gennaio 1973 il piccolo gruppo arriv\u00f2 a Kossou, a circa 300 km a nord di Abidjan, nel cuore della Costa d&#8217;Avorio, in piena foresta: sarebbe stata la loro sede. Erano circa le ore 17 quando le suore entrarono nella loro casa. Erano felici. Il sole batteva forte, faceva caldo. Indossarono l\u2019abito bianco e si avviarono alla cappella per partecipare alla prima celebrazione del sacrificio eucaristico in terra di missione.<a title=\"\" href=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/progetti\/costadavorio\/immagini\/SuoreCA1973.jpeg\" rel=\"prettyPhoto[gal_]\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-338 alignleft\" src=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1973-297x300.jpg\" alt=\"SuoreCA1973\" width=\"160\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1973-297x300.jpg 297w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1973.jpg 928w\" sizes=\"auto, (max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>La Parola del Vangelo le commosse: sembrava scelta per quel momento: &#8220;Non abbiate timore, rassicurava Ges\u00f9, poich\u00e9 sono in mezzo a voi&#8221;.\u00a0Il giorno dopo, 10 gennaio, le sorelle accompagnate dalla Madre Generale e da don Giuseppe Baldass si recarono a Bouak\u00e9 per incontrare il Vescovo, Monsignore Duirant. Ma due di loro, suor Pieralba e suor Dores, restarono a casa: erano arrivate dall&#8217;Italia con l&#8217;influenza.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>Le comunit\u00e0 di Kossou<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\"><a href=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1974.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-340 alignleft\" src=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1974-223x300.jpg\" alt=\"SuoreCA1974\" width=\"160\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1974-223x300.jpg 223w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1974-762x1024.jpg 762w, https:\/\/amicipl.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/SuoreCA1974.jpg 1047w\" sizes=\"auto, (max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>Le tre suore iniziarono la loro attivit\u00e0 a Kossou il 13 gennaio 1973. Con gli altri missionari si dedicarono\u00a0subito a fare conoscenza con le persone, a prendere visione del luogo e ad organizzare il lavoro comunitario. La prima difficolt\u00e0 non fu la lingua francese, ma il baoul\u00e9, lingua parlata dagli indigeni del luogo. Si rimisero tutti sui libri per assimilare la nuova lingua, ricca di espressioni tanto lontane dalla loro cultura.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Lo studio della lingua Baoul\u00e9 era duro, eppure era fondamentale per annunciare la Parola di Dio.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Ogni inizio \u00e8 difficile, ma se ci si incammina con determinazione e passione, diventa fonte di entusiasmo e di gioia. Le suore superarono quello scoglio: impararono a comunicare e cominciarono a conoscere ed accogliere una cultura tanto diversa dalla loro, ma non meno ricca ed affascinante.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Intanto, rendendosi conto poco a poco delle necessit\u00e0 della gente, cominciarono a passare regolarmente nei villaggi: visitavano gli anziani e curavano gli ammalati; ma stava loro a cuore soprattutto dedicarsi alla promozione della donna. La comunit\u00e0 missionaria, infatti, si organizz\u00f2 soprattutto in tre settori: l&#8217;evangelizzazione, la promozione della donna e la sanit\u00e0.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>L&#8217;evangelizzazione.<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">La popolazione, in grande maggioranza, era ancora animista. Le suore collaborarono con i Padri per tracciare le linee del progetto di evangelizzazione.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">A loro fu assegnata in particolare la formazione dei catechisti. Avevano cos\u00ec la responsabilit\u00e0 di tutta la catechesi nei villaggi pi\u00f9 importanti dove preparavano la popolazione ai sacramenti. La domenica animavano la liturgia della Parola quando i sacerdoti non potevano essere presenti. In quegli anni, la situazione in Costa d&#8217;Avorio era pacifica e le suore potevano rientrare molto tardi, senza alcun pericolo.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>La Promozione della donna<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">Animate dalla forza del carisma del loro istituto, nato per la promozione della donna, le suore diedero un&#8217;attenzione particolare alla formazione femminile. Vi si dedicarono in modo impegnativo nei primi dieci anni, quando il villaggio di Kossou era ancora molto popolato. Insegnavano a cucire e a ricamare, provvedevano all&#8217;alfabetizzazione e all&#8217;educazione familiare secondo le linee del progetto educativo stabilito. Si recavano anche a Tumbokr\u00f2 dove esisteva una comunit\u00e0 numerosa di &#8220;Burkinab\u00e9&#8221;, stranieri venuti a lavorare nella piantagione di caff\u00e8 del presidente e che vivevano in una situazione molto precaria.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Terminato il lavoro della diga do Kossou, gli operai e le loro famiglie lasciarono quella zona. Il villaggio incominci\u00f2 a spopolarsi e il gruppo di donne e di ragazze diminu\u00ec sempre pi\u00f9, per cui le suore, pur restando a Kossou, decisero di spostare il centro di promozione a Zatta, un villaggio sulla strada asfaltata e al centro della missione.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Anche qui i primi anni furono caratterizzati da un lavoro molto intenso, ma poi, con i vari avvicendamenti di suore che si resero necessari, un po&#8217; alla volta, il foyer (centro) si spense e nel 1997 si decise di chiuderlo.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>La sanit\u00e0<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">Per diversi anni, le suore infermiere curarono gli ammalati a Kossou passando di villaggio in villaggio. A quel tempo c&#8217;erano molti casi di infezioni respiratorie e di malnutrizione; la gente era spesso colpita da infezioni intestinali, attaccata dal verme di Guinea, da bilarziosi, malattie legate alla mancanza di acqua potabile. Per fare il giro dei villaggi le suore impiegavano 15 giorni. Al loro arrivo, la gente si riuniva sotto l&#8217;albero della piazza pubblica: era il loro ambulatorio e il luogo da cui impartivano consigli di igiene e metodi di prevenzioni. Anni faticosi quelli, ma le suore erano tutte giovani e forti. Partivano la mattina subito dopo la messa e rientravano verso sera. A mezzogiorno si ritiravano lungo la pista per mangiare in tutta fretta un pezzo di pane che, qualche volta, dovevano condividere con chi ritornava dai campi e passava di l\u00e0.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Se da un lato questo metodo permetteva di curare molta gente, dall&#8217;altra non dava la possibilit\u00e0 di fare un lavoro in profondit\u00e0. Per questo le suore chiesero al settore della sanit\u00e0 di poter aprire un dispensario a Zatta.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>L\u2019ospedale di Kongouanou.<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">Questa esperienza dur\u00f2 solo per breve tempo, perch\u00e9 lo Stato aveva un altro progetto per questo centro di sanit\u00e0, cos\u00ec le suore trasportarono il dispensario a Kongouanou, a trenta chilometri di pista da Kossou. Il villaggio per se stesso non era grande, ma era accessibile ad una decina di altri villaggi e a numerosi accampamenti e si trovava in una zona sprovvista di ogni struttura sanitaria. Accanto alla cura delle malattie, le suore svolsero un&#8217;opera di prevenzione con campagne di animazione sanitaria e di vaccinazione. In quegli anni il morbillo era epidemico soprattutto durante la stagione secca, e lasciava conseguenze gravi come la cecit\u00e0; spesso portava anche alla morte. Molto diffusa era la denutrizione. Il catechista del villaggio mise a disposizione delle suore una casetta dove i bambini denutriti potessero stare durante tutto il tempo della cura.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Col passare degli anni, per il degradarsi della situazione politico-sociale, i trenta chilometri di pista diventarono sempre pi\u00f9 impraticabili mentre il numero degli ammalati cresceva; cos\u00ec dall&#8217;agosto 1985, la superiora generale, dietro richiesta della comunit\u00e0, permise alle suore infermiere di fermarsi nel villaggio anche durante la notte e di rientrare in comunit\u00e0 solo il gioved\u00ec, il sabato e la domenica. Incominci\u00f2 cos\u00ec un nuovo corso, dove i momenti di vita comunitaria si vivevano con pi\u00f9 intensit\u00e0, sia nella fraternit\u00e0 che nella preghiera comune.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Furono raggiunti alcuni obiettivi. Un maggior numero di bambini pot\u00e9 essere vaccinato, fu debellato il morbillo a livello epidemico e mortale e anche la malattia causata dal verme di Guinea, ma sorsero nuovi e gravissimi problemi nel campo della sanit\u00e0: l&#8217;ulcera di Burul\u00ec e l&#8217;AIDS.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">L\u2019Ulcera di Buruli \u00e8 una malattia scoperta nel 1948 a Buruli (Uganda) e provoca piaghe che, se non curate, possono causare la paralisi degli arti, quando raggiunge i centri nervosi e, a lungo andare, portare anche alla morte. La malattia \u00e8 provocata da un microrganismo che non \u00e8 stato ancora individuato. Tale microrganismo \u00e8 molto resistente, ma con gli antibiotici e speciali interventi chirurgici pu\u00f2 essere sconfitto. La cura tuttavia richiede molto tempo e tanta pazienza; l\u2019ammalato deve restare in dispensario anche pi\u00f9 di un anno per raggiungere la guarigione.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Bisognava rispondere a queste nuove emergenze, per cui fu costruito un piccolo ospedale. La struttura comprende: il dispensario, la sala operatoria e post-operatoria, una farmacia, due padiglioni per gli ammalati e i loro assistenti, un\u2019aula per l\u2019alfabetizzazione, una sala da pranzo e una cucina con la dispensa.<\/p>\n<p class=\"justifyfull\">Nel 1995, le suore stipularono una convenzione con il ministero della sanit\u00e0. Il centro divenne semi-privato, ma l\u2019organizzazione e gestione rimasero affidate alle suore.<\/p>\n<h6 class=\"justifyfull\"><strong>La nuova casa di Yamoussoukr\u00f2<\/strong><\/h6>\n<p class=\"justifyfull\">Nel giugno del 1998, la superiora generale trasfer\u00ec la comunit\u00e0 di Kossou a Yamoussoukro: la capitale politica del Paese. Il vescovo mons. Paul Simeon Ahouanan aveva donato alla Congregazione un terreno per costruire l&#8217;abitazione delle suore. La nuova casa venne benedetta il 30 aprile 2000.<\/p>\n<h6>Filmato: Storia delle missioni in Africa<\/h6>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Storia delle missioni in Africa\" width=\"604\" height=\"340\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XEQ_rUGfs54?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il popolo ivoriano \u00e8 costituito da una sessantina di etnie con le caratteristiche proprie dell&#8217;Africa, affascinanti ed avvincenti. Tali etnie sono divise in quattro principali gruppi etno-linguistici: Akan, Krou, Mand\u00e9 e Voltaici. 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